GNU/Solaris – Inizia il divertimento

La Sun Microsystems ha acquistato MySQL ed ha rilasciato Java sotto licenza GPL. Il chief executive Johnatan Schwartz ha anche fatto congetture sul fatto che potrebbe esserci una futura release di Solaris sotto la GPL, ma quali sono le implicazioni di una mossa del genere?

Indietro nel tempo, quando Scott McNealy era ancora il “presidente, fondatore, capocuoco e lavapiatti” di Sun, la compagnia faceva virtù dell’amore e dell’odio contemporanei per GNU/Linux e per la GPL.

Da una parte, dando amore e sostegno alle comunità di sviluppatori che lavorano attorno a OpenOffice, Gnome e Firefox, e dall’altra parte diffondendo o denigrando Linux ad ogni opposta evenienza.

C’erano delle buone ragioni per l’ambivalenza di Sun. Linux e l’altro free software avevano rubato molto dello spazio di Sun nel campo server e data center, ma si erano anche mostrati utili in altre parti del business, fornendo i GNU tools per i power users, Samba per l’interoperabilità con Windows, un desktop per Solaris, e una piattaforma per Looking Glass e il Java Desktop.

Ancora più importante, Linux su hardware economico si è inserito pesantemente nel mercato dei chip Sun, e la compagnia non sempre ha saputo come reagire.

Si potrebbe argomentare che Sun ha le sue radici nell’open source. Bill Joy, che guidò il progetto open source Berkeley Software Distribution (BSD) nei suoi primi anni, e contribuì con TCP/IP, vi, NFS e c-shell, proseguì divenendo fondatore della Sun. Egli diventò il guru tecnologico interno della compagnia, il maestro di Solaris e l’architetto capo delle strategie tecnologiche Sun, prima di dedicarsi ad altre imprese. Nel 2000 egli scrisse uno scintillante pezzo dal titolo “Perchè il futuro non ha bisogno di noi” su “come le nostre più potenti tecnologie del 21esimo secolo – robotica, ingegneria genetica e nanotecnologia – minacciano di rendere l’umanità una specie a rischio”, ed infine sparì dall’orbita Sun nel 2003. Ma questa è un’altra storia…

——-

Nonostante non abbia mai abbracciato a pieno il free software, Sun ha sempre lavorato bene con la sua comunità di sviluppatori. Eppure, l’annuncio nel tardo 2006 che avrebbe rilasciato Java sotto GPL è arrivato come una sorpresa, ed è stato visto come un trionfo per la GPL e una linfa vitale per Java. Marc Fleury, il fondatore di JBoss, ha espresso un sentimento comune quando ha detto che riteneva che la GPL avrebbe “esteso la vita di Java di almeno 15 anni”.

L’apparente conversione di Sun alla GPL e al mondo del free software può essere stata inattesa, ma l’idea di Fleury era che “la GPL è il meglio di entrambi i mondi, perchè crea una nozione molto forte di proprietà intellettuale”, e consente a Sun di “monetizzare l’ambiente Java ME”. Non molto tempo fa sarebbe stato controverso suggerire che la GPL potesse essere la licenza open source più adatta per le applicazioni business. Adesso l’idea è un’ovvietà.

L’annuncio di Java viene già visto come un successo. Sun ha una nuova leadership, e non è più ambivalente nella sua valutazione del valore della comunità free software. Posseduta dalla visione del proprio nuovo ruolo nel mondo audace e coraggioso del free software e dell’open source, Sun ha fatto seguito alla dichiarazione Java assumendo Ian Murdock, il fondatore della comunità Debian GNU/Linux, come suo dirigente capo sui sistemi operativi, ed ha suggerito che potrebbe rilasciare non solo Solaris ma anche “la proprietà intellettuale centrale alle spalle dei nostri sistemi multi-threaded Niagara” sotto la GPLv3 (e più recentemente acquistando MySQL, la compagnia di database open source).

La GPLv3 è il risultato di mesi di discussione, consultazioni e compromessi tra sviluppatori open source e avvocati delle corporate, ma non piace a tutti, e il suo più vivace oppositore è Linus Torvalds, che vuole mantenere il kernel Linux sotto la v2. Stallman e Torvalds rappresentano ali diverse del movimento free software. Torvalds è un pragmatico. Stallman vede se stesso come “un attivista nel movimento free software”. Torvalds tende verso l’idea che la clausola anti-DRM nella licenza è una restrizione ingiustificata. Stallman la considera una necessità.

——-

La GPL ha costituito larga parte del successo di GNU/Linux. Le attuali critiche sulla GPLv3 riecheggiano quelle che furono fatte sulla GPLv2 agli inizi degli anni 90, che era “business unfriendly”, e che GNU/Linux non sarebbe mai stato preso in considerazione dall’industria. Nei fatti, la GPL ha provato di essere la migliore garanzia dell’integrità di GNU/Linux e della sua utilità per l’industria, un fattore che ha influenzato la decisione di Sun di licenziare Java sotto GPL, e di considerare la possibilità di licenziare Solaris sotto GPLv3.

Se questo accadrà, rappresenterebbe una rivoluzione per il mondo dell’industria. Per la prima volta ci sarebbero due sistemi operativi GNU che vanno nel mondo enterprise testa a testa, GNU/Linux, licenziato sotto GPLv2 (come indica Torvalds), e GNU/Solaris, licenziato sotto GPLv3 (come promette Sun) . Questo scenario non verrebbe affatto danneggiato dalla recente acquisizione di MySQL da parte di Sun.

Sun potrebbe pregustare il fatto che rilasciare Solaris sotto GPL gli darebbe accesso agli sviluppatori Linux e ai device drivers (come sospetta Torvalds), ma Linux guida da lungo tempo il mercato open source e la comunità degli sviluppatori. Non si guadagna la fedeltà della vasta comunità di sviluppatori ed utenti open source semplicemente dichiarandosi open source. Questo viene dopo.

Sun ha già una comunità attorno alla attuale versione di OpenSolaris, che è rilasciato sotto CDDL, la licenza “open source” propria di Sun. Per ovvie ragioni, la comunità esistente non vede molto di buon occhio che Solaris divenga disponibile sotto GPL, ma se Sun intende realmente realizzare la propria missione di rendere Solaris “un Linux migliore di Linux”, la GPL è l’unica opzione. Sembra che molto dello sforzo iniziale di Murdock consista nel replicare la “userland” di Linux, dalla installazione alla gestione dei pacchetti, ma ciò non sarà facile senza la GPL e la partecipazione della comunità, dato che la CDDL non è compatibile con la GPL.

Una terza opzione consisterebbe nel rilasciare Solaris sotto doppia licenza, mantenendo alcune delle sue features più importanti sotto CDDL. Ciò in superficie sarebbe attraente per Sun, ma significherebbe abbandonare il proposito di rilasciare il SO sotto GPL.

I vendor sono disponibili a contribuire i loro filesystem e le loro features proprietarie a Linux sotto GPL, poichè essi beneficiano di un traffico bidirezionale in forma di contribuzioni da parte degli altri vendor. Se Sun vuole che Solaris sia “un Linux migliore di Linux”, deve giocare come Linux.

——-

Solaris ha alcune caratteristiche, come lo ZFS e il dtrace, che lo rendono attraente per la comunità degli sviluppatori, e Johnatan Schwartz continua a diffondere le voci giuste. Quando la storage company NetApp ha sostenuto che ZFS viola alcuni dei suoi brevetti, sia Schwartz che Bill Hilf della NetApp hanno subito fatto appello alla comunità open source. “L’ascesa della comunità open source non può essere soffocata dai vendor proprietari”, ha scritto Schwartz. “Non credo che tutti abbiano imparato questa lezione.” ZFS è attualmente disponibile sotto CDDL, che impedisce la sua diretta inclusione nel kernel Linux. Se Sun fosse in grado di rilasciare Solaris e tutte le sue componenti sotto GPL, sarebbe l’inizio del divertimento…

Curiosamente, Torvalds ha preso posizione, prima che ci fossero indizi di manovre legali tra Sun e NetApp, dichiarando che “sarebbe il caso di parlare con NetApp, e vedere se sono interessati a rilasciare WAFL per Linux”. WAFL (Write Anywhere File Layout) è l’equivalente NetApp di ZFS. “E non fraintendetemi”, ha scritto sulla mailing list dedicata al kernel Linux, “penso che un Solaris realmente open source sotto GPLv3 sarebbe davvero una cosa buona, anche se finisce per essere una strada a senso unico per quanto riguarda il codice!”.

Nessuno si illude che Sun voglia lasciare la sua presa su Solaris, o il posto che Solaris occupa nel mercato. Paradossalmente, potrebbe essere meno probabile conseguire questi obiettivi per Sun a meno che essa non accetti compromessi, e rilasci il software sotto la GPL. Schwartz ha lanciato in alto la palla. Egli potrebbe correre via con essa e rifiutare di giocare, ma noi speriamo che ciò non sia vero.

Torvalds dice che Linux dovrebbe essere permissivo, e non dovrebbe portare restrizioni sul DRM ed i brevetti, e dovrebbe quindi rimanere sotto la GPLv2. Stallman dice che GNU/Linux dovrebbe rimanere fedele agli ideali che gli hanno consentito di venire in essere, e muovere alla GPLv3. La storia ha dimostrato che le due posizioni non sono così contraddittorie come potrebbe apparire a prima vista.

Le stesse argomentazioni potrebbero comparire tra molti anni quando la Free Software Foundation annuncerà il rilascio imminente della GPLv4, e gli sviluppatori GNU/Solaris obbietteranno riguardo al buon senso di adottare una nuova licenza più radicale, che si sforza di affrontare i problemi legati ai tempi che cambiano ed i nuovi impedimenti alla libertà del software che non abbiamo ancora intravisto. Per quel tempo, una certa azienda di Redmon potrebbe essere in corsa per il rilascio dell’ultima versione di GNU/Windows sotto GPLv4. O forse no.

Articolo originale su ITPro

Linus non cambia idea sulla GPL3

Anche a gennaio 2008 Linus Torvalds non sembra intenzionato a portare Linux verso la nuova licenza GNU GPLv3.

Egli ha dichiarato che Linux è stato il progetto che ha reso chiara ed evidente la distinzione tra il credo religioso nella libertà propugnato dalla Free Software Foundation e la superiorità tecnica alla quale mirano Linux e l’open source.

“La GPL v3 riflette gli scopi della Free Software Foundation, mentre la GPL v2 corrisponde abbastanza da vicino a ciò che io credo che una licenza debba fare. Per ciò adesso la GPL v2 è quella dove il kernel sta.”, ha detto.

Articolo originale su Linux-Watch

IBM porta il Trusted Computing su Linux

IBM Research ha preparato il prototipo di una soluzione di sicurezza che usa il famigerato modulo Trusted Computing, che consente agli utenti di validare l’identità e l’integrità di tutto il software eseguito su un client o un server remoto. Questo approccio utilizza una combinazione di architetture software e hardware definito dallo standard industriale creato dal Trusted Computing Group (TCG).

L’architettura comprende il chip di “Trusted Computing Module” che si occupa dell’archiviazione hardware delle chiavi private, rendendo impossibile agli hacker la modifica del sistema. Qualsiasi tentativo di alterare il sistema ne modificherebbe il codice, il che verrebbe facilmente individuato. Aggiungendo questa feature a Linux, il team di ricerca ha eseguito con successo controlli di sicurezza che vanno ben oltre i controlli dei primi pochi passi di avvio del sistema, come previsto dal TCG. La nuova soluzione valida il kernel del sistema e tutti gli applicativi software eseguiti sul computer.

IBM prevede di rendere open source questa soluzione di sicurezza basata su Linux per incoraggiarne l’adozione da parte di molti produttori di computer, rendendo questo alto livello di integrità di sistema un fondamento comune.

Il resto dell’articolo originale si dilunga a descrivere le splendide features e le meraviglie offerte da questo nuovo sistema, ma noi ci uniamo a tutti coloro che deprecano il Trusted Computing, lo considerano una orribile minaccia alla libertà degli utenti di utilizzare il proprio computer nella più totale autonomia, e ne auspicano il fallimento. A tal fine consigliamo a tutti di visitare il sito no1984.org per maggiori informazioni e per aderire alle iniziative di lotta e boicottaggio di Trusted Computing e DRM.

Fonte parziale: www.linuxelectrons.com

Linux e il mondo enterprise

Passare a Linux in passato era sempre una grossa impresa. Certo, era meno costoso, più affidabile e più flessibile – ma a chi rivolgersi quando le cose vanno male? In un mondo enterprise cresciuto con l’idea che Unix dovesse essere complesso e costoso, e che Windows fosse un’alternativa rapida e comoda l’idea di avere gratis un sistema operativo robusto e scalabile non riusciva a far breccia per molti anni.

Fortunatamente per Linux, la struttura di supporto che è stata gradualmente costruita attorno a questo sistema operativo cadetto, che adesso è il figlio prediletto di quelli che una volta erano accaniti sostenitori UNIX: IBM, HP, Sun e Novell, ha dissipato quella paura. Supportate dai system integrators e da tecnologie in continuo miglioramento, tutti i tipi di organizzazioni stanno usando Linux con successo per una varietà di servizi mission-critical.

La durevole popolarità di Linux è riflessa dalle statistiche sulla sua quota di mercato: le percentuali dell’ultima rilevazione mondiale di IDC mostrano i server Linux alla quota del 13,6% rispetto all’intero mercato server, per un totale di 1,8 miliardi di dollari di utile solo nel secondo quarto dell’anno. Ciò rappresenta un incremento del 19% rispetto all’anno precedente e conferma solidamente che la piattaforma continua a procedere con forza.

Ugualmente importante comunque è il cambio di ruolo di Linux. Parecchio avanzato dalle sue origini di File e Print server, Linux adesso gestisce servizi che includono database mission-critical, applicativi enterprise, virtualizzazione di altri sistemi operativi, e grossi cluster di calcolo creati da un largo numero di server economici. Con il suo codice base accessibile e il forte supporto da vendor indipendenti, Linux è realmente diventato il sistema operativo per tutti.

Oppure no? Nonostante anni di previsioni entusiaste, Linux non è ancora riuscito a crearsi uno spazio nel mercato desktop – anche se il meteorico successo di Ubuntu lo ha reso un nome familiare in casa (per lo meno in alcune case).

Ciò non toglie l’importanza di Linux come piattaforma server, e siccome le applicazioni web-based sono diventate così importanti negli ambienti operativi attuali, ci sono tutte le probabilità che si adatti a queste esigenze con un minimo di razionalizzazione. Dopo tutto perchè pagare esorbitanti costi di licenza solo per rendere attivo il vostro sito web?

Naturalmente ci sarà sempre una certa quantità di applicativi che non saranno disponibili su Linux: qualsiasi cosa basata su .NET, per esempio, o gli strumenti ad uso intensivo di grafica che continuano a prediligere Windows. Perciò mentre c’è una pressante esigenza di migrare molti dei vostri server di servizi back-end a Linux, è anche importante mettere a punto una strategia per far lavorare in sincronia i due ambienti – per esempio tenendo i vostri dati in un ambiente separato, come una SAN, un file server neutrale o un database indifferente alla piattaforma, che sia ugualmente accessibile da tutti.

Richiede ancora pianificazione ed attenta esecuzione, ma il beneficio dell’esperienza attorno a Linux non è più un’esperienza rischiosa e improponibile. Per molte aziende è probabilmente prematuro tagliare del tutto i legacci con Windows, dato che alla fine le decisioni di piattaforma sono prese in base a cosa è meglio per il business piuttosto che per qualche sorta di determinazione religiosa. Ma, utilizzando Linux nei posti giusti – ed anche il desktop può essere un “giusto posto” per alcune aziende – è possibile rimuovere un pò del superfluo dal vostro ambiente IT e vedere dei benefici che non si sarebbero mai immaginati pochi anni fa.

Articolo originale su ZDNet UK

1 2 3 4