Sun porta SELinux su Solaris

Nel 2004, l’NSA americana aiutò la comunità Linux a costruire qualcosa chiamato SELinux, che porta le politiche di Mandatory Access Control (MAC) nel kernel Linux.

Adesso quattro anni dopo, la Sun sta ottenendo la stessa tecnologia dall’NSA per usarla in Solaris. La comunità OpenSolaris lavorerà all’integrazione dell’architettura Flux Advanced Security Kernel (Flask) dell’NSA, che è una forma di mandatory access control, per il type enforcement. Flask è la base di SELinux.

Le funzionalità Flask saranno aggiunte alle Trusted Extensions di Sun, che forniscono funzioni di high-security labeling in osservanza dei requisiti di rispondenza alle normative.

La differenza tra il Type enforcement di Flask/SELinux e il labeling delle Trusted Extensions è una distinzione importante riguardo a come le politiche di sicurezza possono essere gestite e attuate. La tecnologia dell’NSA è fondamentale per i clienti Governativi che richiedono alti livelli di sicurezza.

“Il labeling nelle Trusted Extensions separa le applicazioni e applica un profilo di protezione multi livello, separandole all’interno dello stesso sistema operativo, ” dice Bill Vass, presidente e COO di Sun Microsystems Federal.

“Nel modello Flask si hanno diverse applicazioni eseguite a differenti livelli all’interno della stessa istanza di sistema operativo. Nel modello Trusted Extensions si hanno molte applicazioni eseguite all’interno di diverse istanze del sistema operativo eseguite sullo stesso server,” egli dichiara.

Vass ha spiegato che i vantaggi del modello Flask sono relativi al controllo molto granulare su cosa fa l’applicazione. Lo svantaggio deriva dal maggior lavoro necessario per gestire queste politiche. Dall’altro canto, il vantaggio del labeling è che non c’è nessuna politica da gestire, bisogna soltanto inserire l’applicazione in quella label ed essa farà tutto ciò che serve fare.

I controlli Flask sono stati resi disponibili a Sun sotto quella che Vass descrive come una licenza Public Domain. Sun in cambio rilicenzierà la tecnologia all’interno di OpenSolaris sotto la licenza open source CDDL (Common Development and Distribution License).

Vass ha evidenziato che inizialmente un utente potrà eseguire soltanto il controllo Flask o il labeling (Trusted Extensions tradizionali) ma non entrambi nello stesso momento. I piani futuri prevedono attività all’interno della comunità OpenSolaris con l’assistenza di NSA per rendere possibile un controllo contemporaneo con i due metodi.

I nuovi controlli basati su Flask per OpenSolaris non avranno un loro brand name da parte di Sun, come invece SELinux, ma diverranno semplicemente una diversa feature disponibile come parte delle Trusted Extensions di Sun.

Riguardo al perchè Sun sta muovendosi adesso nel tentativo di implementare una tecnologia di tipo SELinux, Vass è stato brutalmente onesto.

“Se fossi stato in carica 3 o 4 anni fa lo avremmo fatto allora, ” Vass ha ammesso. “C’era molta politica e debolezza decisionale allora.”

Vass ha evidenziato che negli ultimi anni Sun ha compiuto enormi sforzi per essere più aperta ed accettare sforzi e contributi dall’esterno. E’ questa apertura che rende un po’ più fattibile adesso l’aggiunta della tecnologia NSA di quanto lo fosse quattro anni fa.

“Adesso che siamo guidati dalla community per quanto riguarda Solaris è molto più vantaggioso per noi fare questo tipo di cose, ” ha detto Vass. “Vorrei che lo avessimo fatto allora e non riesco davvero a spiegare perchè non lo abbiamo fatto, se non per il fatto che avevamo una carenza di maturità nel nostro modello open source intorno a Solaris”.

Articolo originale su InterNetNews

Mylax: Solaris LiveCD Distribution

Mylax screenshotMylax è una distribuzione LiveCD del tutto simile alla Damn Small Linux, ma basata sul kernel OpenSolaris.

E’ utilizzabile su CD, penne USB, memory cards, Zip drives, ecc. e ricalca in tutto e per tutto la DSL, sia per quanto riguarda le dimensioni (comprese tra i 60 e i 100Mb) sia per la scelta dei pacchetti inclusi.

Di particolare interesse è il fatto che il kernel incluso supporta tutte le features di punta più rinomate di Sun, come dtrace, ZFS e brandz.

GNU/Solaris – Inizia il divertimento

La Sun Microsystems ha acquistato MySQL ed ha rilasciato Java sotto licenza GPL. Il chief executive Johnatan Schwartz ha anche fatto congetture sul fatto che potrebbe esserci una futura release di Solaris sotto la GPL, ma quali sono le implicazioni di una mossa del genere?

Indietro nel tempo, quando Scott McNealy era ancora il “presidente, fondatore, capocuoco e lavapiatti” di Sun, la compagnia faceva virtù dell’amore e dell’odio contemporanei per GNU/Linux e per la GPL.

Da una parte, dando amore e sostegno alle comunità di sviluppatori che lavorano attorno a OpenOffice, Gnome e Firefox, e dall’altra parte diffondendo o denigrando Linux ad ogni opposta evenienza.

C’erano delle buone ragioni per l’ambivalenza di Sun. Linux e l’altro free software avevano rubato molto dello spazio di Sun nel campo server e data center, ma si erano anche mostrati utili in altre parti del business, fornendo i GNU tools per i power users, Samba per l’interoperabilità con Windows, un desktop per Solaris, e una piattaforma per Looking Glass e il Java Desktop.

Ancora più importante, Linux su hardware economico si è inserito pesantemente nel mercato dei chip Sun, e la compagnia non sempre ha saputo come reagire.

Si potrebbe argomentare che Sun ha le sue radici nell’open source. Bill Joy, che guidò il progetto open source Berkeley Software Distribution (BSD) nei suoi primi anni, e contribuì con TCP/IP, vi, NFS e c-shell, proseguì divenendo fondatore della Sun. Egli diventò il guru tecnologico interno della compagnia, il maestro di Solaris e l’architetto capo delle strategie tecnologiche Sun, prima di dedicarsi ad altre imprese. Nel 2000 egli scrisse uno scintillante pezzo dal titolo “Perchè il futuro non ha bisogno di noi” su “come le nostre più potenti tecnologie del 21esimo secolo – robotica, ingegneria genetica e nanotecnologia – minacciano di rendere l’umanità una specie a rischio”, ed infine sparì dall’orbita Sun nel 2003. Ma questa è un’altra storia…

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Nonostante non abbia mai abbracciato a pieno il free software, Sun ha sempre lavorato bene con la sua comunità di sviluppatori. Eppure, l’annuncio nel tardo 2006 che avrebbe rilasciato Java sotto GPL è arrivato come una sorpresa, ed è stato visto come un trionfo per la GPL e una linfa vitale per Java. Marc Fleury, il fondatore di JBoss, ha espresso un sentimento comune quando ha detto che riteneva che la GPL avrebbe “esteso la vita di Java di almeno 15 anni”.

L’apparente conversione di Sun alla GPL e al mondo del free software può essere stata inattesa, ma l’idea di Fleury era che “la GPL è il meglio di entrambi i mondi, perchè crea una nozione molto forte di proprietà intellettuale”, e consente a Sun di “monetizzare l’ambiente Java ME”. Non molto tempo fa sarebbe stato controverso suggerire che la GPL potesse essere la licenza open source più adatta per le applicazioni business. Adesso l’idea è un’ovvietà.

L’annuncio di Java viene già visto come un successo. Sun ha una nuova leadership, e non è più ambivalente nella sua valutazione del valore della comunità free software. Posseduta dalla visione del proprio nuovo ruolo nel mondo audace e coraggioso del free software e dell’open source, Sun ha fatto seguito alla dichiarazione Java assumendo Ian Murdock, il fondatore della comunità Debian GNU/Linux, come suo dirigente capo sui sistemi operativi, ed ha suggerito che potrebbe rilasciare non solo Solaris ma anche “la proprietà intellettuale centrale alle spalle dei nostri sistemi multi-threaded Niagara” sotto la GPLv3 (e più recentemente acquistando MySQL, la compagnia di database open source).

La GPLv3 è il risultato di mesi di discussione, consultazioni e compromessi tra sviluppatori open source e avvocati delle corporate, ma non piace a tutti, e il suo più vivace oppositore è Linus Torvalds, che vuole mantenere il kernel Linux sotto la v2. Stallman e Torvalds rappresentano ali diverse del movimento free software. Torvalds è un pragmatico. Stallman vede se stesso come “un attivista nel movimento free software”. Torvalds tende verso l’idea che la clausola anti-DRM nella licenza è una restrizione ingiustificata. Stallman la considera una necessità.

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La GPL ha costituito larga parte del successo di GNU/Linux. Le attuali critiche sulla GPLv3 riecheggiano quelle che furono fatte sulla GPLv2 agli inizi degli anni 90, che era “business unfriendly”, e che GNU/Linux non sarebbe mai stato preso in considerazione dall’industria. Nei fatti, la GPL ha provato di essere la migliore garanzia dell’integrità di GNU/Linux e della sua utilità per l’industria, un fattore che ha influenzato la decisione di Sun di licenziare Java sotto GPL, e di considerare la possibilità di licenziare Solaris sotto GPLv3.

Se questo accadrà, rappresenterebbe una rivoluzione per il mondo dell’industria. Per la prima volta ci sarebbero due sistemi operativi GNU che vanno nel mondo enterprise testa a testa, GNU/Linux, licenziato sotto GPLv2 (come indica Torvalds), e GNU/Solaris, licenziato sotto GPLv3 (come promette Sun) . Questo scenario non verrebbe affatto danneggiato dalla recente acquisizione di MySQL da parte di Sun.

Sun potrebbe pregustare il fatto che rilasciare Solaris sotto GPL gli darebbe accesso agli sviluppatori Linux e ai device drivers (come sospetta Torvalds), ma Linux guida da lungo tempo il mercato open source e la comunità degli sviluppatori. Non si guadagna la fedeltà della vasta comunità di sviluppatori ed utenti open source semplicemente dichiarandosi open source. Questo viene dopo.

Sun ha già una comunità attorno alla attuale versione di OpenSolaris, che è rilasciato sotto CDDL, la licenza “open source” propria di Sun. Per ovvie ragioni, la comunità esistente non vede molto di buon occhio che Solaris divenga disponibile sotto GPL, ma se Sun intende realmente realizzare la propria missione di rendere Solaris “un Linux migliore di Linux”, la GPL è l’unica opzione. Sembra che molto dello sforzo iniziale di Murdock consista nel replicare la “userland” di Linux, dalla installazione alla gestione dei pacchetti, ma ciò non sarà facile senza la GPL e la partecipazione della comunità, dato che la CDDL non è compatibile con la GPL.

Una terza opzione consisterebbe nel rilasciare Solaris sotto doppia licenza, mantenendo alcune delle sue features più importanti sotto CDDL. Ciò in superficie sarebbe attraente per Sun, ma significherebbe abbandonare il proposito di rilasciare il SO sotto GPL.

I vendor sono disponibili a contribuire i loro filesystem e le loro features proprietarie a Linux sotto GPL, poichè essi beneficiano di un traffico bidirezionale in forma di contribuzioni da parte degli altri vendor. Se Sun vuole che Solaris sia “un Linux migliore di Linux”, deve giocare come Linux.

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Solaris ha alcune caratteristiche, come lo ZFS e il dtrace, che lo rendono attraente per la comunità degli sviluppatori, e Johnatan Schwartz continua a diffondere le voci giuste. Quando la storage company NetApp ha sostenuto che ZFS viola alcuni dei suoi brevetti, sia Schwartz che Bill Hilf della NetApp hanno subito fatto appello alla comunità open source. “L’ascesa della comunità open source non può essere soffocata dai vendor proprietari”, ha scritto Schwartz. “Non credo che tutti abbiano imparato questa lezione.” ZFS è attualmente disponibile sotto CDDL, che impedisce la sua diretta inclusione nel kernel Linux. Se Sun fosse in grado di rilasciare Solaris e tutte le sue componenti sotto GPL, sarebbe l’inizio del divertimento…

Curiosamente, Torvalds ha preso posizione, prima che ci fossero indizi di manovre legali tra Sun e NetApp, dichiarando che “sarebbe il caso di parlare con NetApp, e vedere se sono interessati a rilasciare WAFL per Linux”. WAFL (Write Anywhere File Layout) è l’equivalente NetApp di ZFS. “E non fraintendetemi”, ha scritto sulla mailing list dedicata al kernel Linux, “penso che un Solaris realmente open source sotto GPLv3 sarebbe davvero una cosa buona, anche se finisce per essere una strada a senso unico per quanto riguarda il codice!”.

Nessuno si illude che Sun voglia lasciare la sua presa su Solaris, o il posto che Solaris occupa nel mercato. Paradossalmente, potrebbe essere meno probabile conseguire questi obiettivi per Sun a meno che essa non accetti compromessi, e rilasci il software sotto la GPL. Schwartz ha lanciato in alto la palla. Egli potrebbe correre via con essa e rifiutare di giocare, ma noi speriamo che ciò non sia vero.

Torvalds dice che Linux dovrebbe essere permissivo, e non dovrebbe portare restrizioni sul DRM ed i brevetti, e dovrebbe quindi rimanere sotto la GPLv2. Stallman dice che GNU/Linux dovrebbe rimanere fedele agli ideali che gli hanno consentito di venire in essere, e muovere alla GPLv3. La storia ha dimostrato che le due posizioni non sono così contraddittorie come potrebbe apparire a prima vista.

Le stesse argomentazioni potrebbero comparire tra molti anni quando la Free Software Foundation annuncerà il rilascio imminente della GPLv4, e gli sviluppatori GNU/Solaris obbietteranno riguardo al buon senso di adottare una nuova licenza più radicale, che si sforza di affrontare i problemi legati ai tempi che cambiano ed i nuovi impedimenti alla libertà del software che non abbiamo ancora intravisto. Per quel tempo, una certa azienda di Redmon potrebbe essere in corsa per il rilascio dell’ultima versione di GNU/Windows sotto GPLv4. O forse no.

Articolo originale su ITPro

xVM arriva nei listini

Sun sta per dare alla luce xVM Ops Center, lo stack di gestione di risorse virtuali e fisiche per la famiglia di prodotti xVM. L’uscita ufficiale è annunciata per l’8 gennaio 2008.

Il software è basato sul progetto di hypervisor open source Xen. Il prodotto centrale sarà xVM Server (hypervisor) con xVM Ops Center (gestione). Si possono comparare con i rispettivi prodotti del leader della virtualizzazione VMWare: ESX e VirtualCenter.

Sun classifica Ops Center come uno strumento di automazione all-in-one per il data center virtuale (leggasi: esegue operazioni come il discovery automatico, il monitoraggio, l’OS provisioning, aggiornamenti e patch) che usa una semplice interfaccia basata su Ajax. E’ un misto del Sun N1 Systems Manager (N1SM) e del Sun Connection, precedentemente noto come Update Connection Enterprise, precedentemente noto come Aduva OnStage.

Ops supporta gli ambienti Linux, Solaris x86 e SPARC.

Sun dichiara che è possibile installare una nuova macchina, collegarla, accenderla e Ops ne prende il controllo. Il software può gestire migliaia di sistemi simultaneamente.

Sun questo mese rilascerà il codice sorgente usato per costruire il software su OpenxVM.org. I sorgenti del Common Agent Container saranno diffusi il 10 dicembre 2007.

In gennaio una distribuzione di Ops Center sarà disponibile per il download libero. La versione commerciale costerà $10.000, incluse l’installazione on site e la formazione.

Per quanto riguarda il resto dei prodotti della linea xVM, non ci sono ancora date precise riguardo al rilascio, ma Sun assicura che avverrà prima del secondo quarto del 2008.

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