15000 giorni

Il sito day15000.com ci ricorda che la settimana prossima, ed esattamente il 26 gennaio a mezzanotte, ricorre un giorno significativo per quanto riguarda la storia di UNIX, infatti saranno esattamente 15000 giorni dall’epoch di nascita del sistema operativo.

Molto spesso vengono festeggiati dei giorni in cui l’epoch assume valori particolari, come ad esempio 1234567890. In questo caso invece è il totale decimale dei giorni trascorsi ad essere considerato.

Un’altra osservazione interessante è che dall’ultima data significativa di questo genere (il giorno 10000) sono trascorsi 14 anni, era infatti il 19 maggio 1997. In meno di 14 anni nascono crescono e muoiono interi paradigmi informatici e sistemi operativi. 14 anni fa quasi sicuramente nessuno di noi stava facendo quello che fa adesso, molti di noi non c’erano nemmeno! E’ quindi significativo celebrare il fatto che un design di sistema operativo sia durato non solo 14 anni ma addirittura 41!

SCO è morta, SCO Unix vive

SCO, il mostro delle cause legali anti-Linux, è morta. Ci sono ancora dei fremiti nel cadavere presso l’obitorio della corte fallimentare, ma quando anche Groklaw si ritira dal campo, possiamo essere sicuri che SCO è finita. Ma i sistemi operativi Unix di SCO, OpenServer e UnixWare, vivranno sotto l’egida di una nuova compagnia, UnXis.

Questo ha fatto preoccupare alcune persone, compresa Pamela Jones, editrice e fondatrice di Groklaw, del fatto che UnXis potesse seguire la folle traccia delle cause legali di SCO. “Colpire gli utenti finali? Uh oh. Questo ha un suono pauroso, considerando l’eredità di SCO, se capite cosa intendo”.

Pensavamo che nessuno con un minimo di buon senso avrebbe ritentato le cause senza speranza di SCO, ma poi abbiamo ci abbiamo ripensato e abbiamo preferito chiedere a Richard A. Bolandz, CEO di UnXis, quali sono i suoi piani.

Bolandz ha risposto, “UnXis non ha nessuna intenzione di perseguire alcuna lite riguardo agli asset di SCO Group acquisiti dalla compagnia. Ci interessa la leadership mondiale nella tecnologia, non le liti.”

“Abbiamo acquisito le proprietà intellettuali, la base estremamente fedele di utenti in 82 paesi nel mondo, un team di ingegneri di livello mondiale e un prodotto solido sul cui kernel saranno costruiti tutti i nuovi sistemi. Non c’è posto per le liti nella nostra visione o nel nostro piano,” ha proseguito Bolandz.

Questo suona meravigliosamente, e siamo certi che è quello che anche Pamela Jones voleva sentire. Ma di quale proprietà intellettuale (IP) stiamo parlando? La causa Novell/SCO ha provato una volta per tutte che era Novell, e non SCO, a detenere le IP su Unix.

Bolandz ha detto, “La corte fallimentare ha bloccato le obiezioni di Novell ed ha assegnato a UnXis le proprietà intellettuali e tutti gli asset necessari alla prosecuzione del business, in base all’accordo di acquisto degli asset (APA). Come precedentemente menzionato, stiamo lavorando affinchè Novell entri in partnership con noi, poichè vediamo i nostri rispettivi prodotti come complementari piuttosto che competitivi e intendiamo vendere in maniera incrociata prodotti e servizi per il bene di entrambe le basi clienti e dell’intero mercato.”

OK, questa non è la stessa cosa degli IP su Unix. La corte fallimentare di SCO ha permesso a UnXis di sub-licenziare il codice sorgente di Unix senza pagare a Novell ciò che SCO le doveva.

Novell, che è in corso di vendita a Attachmate, non può essere contenta di questo giudizio. UnXis, che non potrebbe vendere OpenServer o UnixWare senza questa decisione, deve essere soddisfatta. D’altro canto, nel lungo periodo UnXis deve stabilire una buona relazione di lavoro con Novell. Senza un accordo, non sarà possibile per UnXis vendere nessuno dei due sistemi operativi Unix.

C’è anche la questione del marchio Unix. Ma, come riferito da Groklaw, l’Open Group, che detiene il marchio Unix, non vede alcun problema nell’uso del marchio Unix o UnixWare da parte di UnXis.

In una email, Meryl Schlachterman dell’Open Group ha scritto, “Sotto un Accordo di Licenza del Marchio con l’Open Group, SCO ha la licenza di usare UNIX e UnixWare che sono marchi registrati dell’Open Group negli Stati Uniti e in altri paesi, un fatto riconosciuto da SCO sul suo sito web.”

“L’acquisizione degli asset operativi di SCO e il trasferimento del suo business sui sistemi operativi e sul software a UnXis significherà che saranno richiesti un trasferimento e un’assegnazione del TMLA da SCO a UnXis affinchè questi diritti si trasferiscano. Possiamo anticipare che questo trasferimento sarà concluso con successo in un futuro molto vicino.”, ha concluso.

OK, quindi UnXis non seguirà la strategia legale infruttuosa di SCO negli ultimi anni e sembra essere in procinto di prendere i due piccioni degli IP Unix con una fava, per cui cosa faranno in seguito?

Secondo Bolandz, precedente CIO di Qwest Communications, “Il nostro primo affidamento è verso i nostri clienti, i rivenditori a valore aggiunto (VARS) e i partner di canale nel supportare le loro attuali esigenze così come una intera nuova generazione di hardware, software e necessità del cloud. Adesso possiamo concentrare il 100% della nostra attenzione e delle nostre energie nel portare capacità tecnologiche avanzate sulla piattaforma Unix, accrescere il supporto e i servizi ai clienti, e capitalizzare sul robusto e sicuro sistema operativo SCO Unix per i sistemi cloud-based di oggi.”

Nello specifico, UnXis intende aggiornare OpenServer e UnixWare con una schedulazione quadrimestrale, e iniziare a introdurre il cloud computing, il supporto ai 64-bit, l’autenticazione biometrica, la compatibilità VMware, le funzioni di virtualizzazione e supporto IPV6.

Bolandz ha detto, “Mentre SCO al momento ha due famiglie base di prodotti: OpenServer e UnixWare… ci sono molte varianti supportate di questi prodotti che sono state in servizio per trenta anni senza aggiornamenti. Il nostro piano è di fondere le capacità di questi due gruppi di prodotti in una piattaforma 64bit in grado di eseguire tutto in un ambiente virtualizzato.”

UnXis inoltre intende offrire un percorso di migrazione trasparente a questa piattaforma per tutti i clienti, e “offrire soluzioni hosted cloud based nel segmento SMB per consentire ai clienti SMB di migrare le loro applicazioni in maniera trasparente sull’ultima versione del nostro sistema operativo ad un costo mensile senza spendere nulla sull’hardware, sul supporto IT, sull’energia, sul raffreddamento, ecc. e accedere ai loro prodotti legacy tramite servizi Web.”

Bolandz ha concluso, intendiamo “accrescere ulteriormente la nostra proposta aggiungendo features e funzionalità che portano valore aggiuno alle missioni enterprise computing come l’autenticazione biometrica per supportare la virtualizzazione single-sign-on e ridurre il costo di amministrazione delle password, la virtualizzazione per supportare il green datacenter e la riduzione dei consumi di energia e raffreddamento. L’obiettivo è quello di aggiungere più valore alla nostra piattaforma core di qualunque altra offerta disponibile sul mercato.”

Allo stesso tempo, UnXis raggiungerà i vecchi partner di canale di SCO. “I partner di canale di SCO hanno dato grande supporto alla compagnia e al prodotto negli anni, nonostante i problemi legali, e intendiamo rafforzare e accrescere queste relazioni. Infatti, siamo stati in contatto con la maggior parte dei partner di canale SCO e abbiamo comunicato con loro regolarmente riguardo ai nostri piani e alla visione per i prodotti, ed essi hanno supportato i nostri sforzi.”

UnXis cercherà anche di entrare in partnership con i distributori, ISV e VAR Unix come iXorg per sviluppare la road map del prodotto e per rendere rapidamente disponibile lo SCO UNIX CLOUD in modo da consentire ai clienti nel segmento SMB di rimanere aggiornati sulle release più recenti degli OS.

Crediateci o no, pensiamo che UnXis abbia buone possibilità in questo. Mentre abbiamo disapprovato le politiche di SCO negli ultimi otto anni, non abbiamo mai disapprovato i prodotti. OpenServer e UnixWare, anche se non sono sistemi operativi aperti, sono notevolmente stabili. Per i business in cerca di sistemi operativi solidi che lavorano su hardware COTS di disponibilità commerciale, SCO è stata sempre difficile da battere.

Anche se Linux è stato spesso una scelta migliore, pensiamo anche che OpenServer e UnixWare abbiamo una nicchia di mercato reale, anche se piccola. La vera domanda: “C’è ancora mercato residuo per sistemi operativi Unix x86 dopo tutto il danno che la perdita di tempo e denaro di SCO sulle dispute legali anti-Linux ha causato?” è aperta. Non sappiamo ancora la risposta. Con il tempo il mercato ci dirà se c’e’ ancora vita rimasta in Unix x86.

Articolo originale su ZDnet

Addio Dennis

Ci ha lasciato Dennis Ritchie. La notizia è stata data stamattina su Google+ da Rob Pike, che ha collaborato con Ritchie a Plan9. Aveva 70 anni e stava lottando da tempo contro una malattia, sulla quale però non sono stati resi noti dettagli.

Dennis Ritchie è il padre di Unix, insieme a Ken Thompson, ed è anche il principale creatore del linguaggio C, senza il quale oltre allo stesso Unix non sarebbero mai esistiti Linux, BSD, Mac OS, ecc. . La sua influenza è considerata epocale per tutto il mondo informatico fin dalla fine degli anni ’60, tanto da assicurargli il conferimento del Turing Award nel 1983 insieme a Thompson, e della US National Medal of Technology nel 1999. Il testo scritto da Ritchie insieme a Brian Kernighan, “Il linguaggio C” noto anche come K&R, è considerato una bibbia da tutti gli sviluppatori che utilizzano il C, che rimane ancora dopo 40 anni tra i primissimi linguaggi utilizzati al mondo.

Ritchie tuttavia, a differenza di altri protagonisti del mondo informatico, ha preferito una carriera accademica e riservata, fuori dalle luci della ribalta, rimanendo all’interno dei Bell Labs fino ai giorni nostri.

L’intero mondo informatico ha accolto con grande tristezza la notizia della perdita di un personaggio così rispettato e modesto, e anche da noi.

Rilasciato Oracle Solaris 11

Il 9 novembre 2011 è stato presentato ufficialmente Oracle Solaris 11, la nuova release del famoso sistema Unix della ex-Sun Microsystems.

Oracle lo definisce il primo “Cloud OS”, ossia un sistema operativo orientato ai requisiti di performance, sicurezza e scalabilità richiesti dagli ambienti cloud, che consentirà ai clienti di eseguire la maggior parte delle proprie applicazioni in cloud pubblici, privati o ibridi.

Solaris 11 è un sistema operativo totalmente virtualizzato, e offre funzionalità di virtualizzazione integrate sia su architettura x86 che SPARC, con live migration sicura.

Le Zone di virtualizzazione possono scalare fino a centinaia su un singolo nodo, con un ovehead 15 volte inferiore a VMware e senza limiti artificiali su memoria, CPU, network e storage.

La virtualizzazione network integrata permette ai clienti di creare topologie di datacenter a basso costo e alte prestazioni all’interno di una singola istanza di sistema operativo ottenendo massima flessibilità, controllo della banda e osservabilità.

Lo ZFS di Solaris 11 offre gestione dei dati e dello storage di alto livello con garanzie di integrità dei dati, pool di storage tiered con supporto alla flashcopy e crittografia. Inoltre la deduplicazione dati di ZFS può ridurre l’occupazione di spazio negli ambienti virtualizzati fino a 10 volte.

L’OS offre features “sicure per default”, con accesso root role-based e auditing a basso impatto sia per datacenter cloudizzati che tradizionali.

Le applicazioni Oracle di punta, come Oracle Database 11g, Oracle Fusion Middleware 11g e Java sono state ottimizzate per lavorare al meglio su Solaris 11, in termini di prestazioni, affidabilità, sicurezza e gestibilità.

Allo stato attuale è garantita la compatibilità binaria di più di 11.000 applicazioni attraverso il programma Oracle Solaris Binary Application Guarantee.

Gli utilizzatori possono preservare i loro investimenti presenti tramite strumenti di P2V e V2V per migrare i loro attuali ambienti Solaris 10 ad una Oracle Solaris 10 Zone, avendo contemporaneamente accesso agli ultimi miglioramenti offerti da Solaris 11.

 

Fujitsu e Oracle: una luce per SPARC

Contrariamente a quanto previsto poche settimane fa, sembra aprirsi uno spiraglio nel futuro dell’architettura SPARC, grazie alla notizia del rinnovo del contratto tra Oracle, la nuova detentrice di SPARC a seguito dell’acquisizione di Sun, e Fujitsu, storico sviluppatore e distributore di server basati su Sparc.

Sebbene Oracle possa non essere dell’umore giusto per parlare dei suoi piani futuri su Sparc e x64, il presidente di Fujitsu Masami Yamamoto vuole guardare avanti dopo aver preso le redini in aprile a seguito della fuoriuscita del suo predecessore Koniaki Nozoe, per sospette connessioni con la Yakuza, la mafia giapponese.

La conversazione di Yamamoto con il Wall Street Journal ha rivelato la risposta alle domande che molti aspettavano, dato l’enorme punto di domanda sulla roadmap Sparc di Sun Microsystems e successivamente di Oracle: cosa succederà dopo che i chip Sparc64-VII quad-core 3Ghz saranno completati per la serie di server Sparc Enterprise M?

In effetti più che di un grosso punto di domanda si trattava di una grossa sfera grigia marcata come “APL2” nelle roadmap di Sun risalenti a circa un anno fa. APL è l’abbreviazione di Advanced Product Line, che era il nome in codice che Sun e Fujitsu avevano scelto quando Sun aveva abbandonato i suoi chip millennium UltraSparc-V nel giugno 2004 e designato Fujitsu ad essere il suo fornitore di processori e sistemi per i box midrange e high-end SMP.

Sun è andata avanti con lo sviluppo delle sue serie multicore Sparc T midrange e entry, e ha spinto più aggressivamente sui server x64 basati su Opteron e Xeon di AMD e Intel, rispettivamente. Il piano era quello di avere le prime macchine APL sul campo a metà del 2006 o giù di lì, ma le macchine non uscirono prima di aprile 2007. Nè Sun nè Fujitsu hanno mai spiegato il perchè, ma il ritardo ha dato ai competitor Unix (principalmente IBM e HP) molto vantaggio. Lo stesso effetto ha avuto il ritardo e la successiva cancellazione del processore UltraSparc-RK “Rock“, che Sun ha silenziosamente ucciso l’estate scorsa.

L’accordo iniziale messo su carta tra Sun e Fujitsu nel giugno 2004 chiamava le due compagnie a lavorare insieme per due generazioni di sistemi basati sul dual-core Sparc64-VI e dopo sul quad-core Sparc64-VII. L’idea era di far navigare Sun fino all’uscita sul mercato dei chip “Rock” e dei server “Supernova”. Ma entrambi sono stati rimandati ancora e ancora e ancora. Il Rock non è mai uscito, per ragioni che Sun non ha mai spiegato, e la linea Fujitsu ha sostenuto i grandi shop Sun prima e Oracle dopo, ben oltre il termine atteso della partnership APL.

Sun e Fujitsu non sono mai state particolarmente chiare su quando e come abbiano esteso l’accordo APL originale. Comunque, John Fawler – che era general manager del gruppo Sistemi di Sun prima dell’acquisizione Oracle e adesso è il principale personaggio ex-Sun che si sia trasferito in Oracle, come vice presidente esecutivo dell’hardware engineering – ha dichiarato nel novembre 2008 che la partnership APL era stata estesa fino al 2012. Non ha elaborato ulteriormente, ma ciò che sembra essere accaduto è che Fujitsu abbia esteso la vita della piattaforma quad-core Sparc64, e quindi Oracle ha avuto più copertura per gli Sparc Enterprise M.

Qui entra Yamamoto, che non ha bisogno del permesso della dirigenza Oracle per poter parlare, e che ha detto al Wall Street Journal che Fujitsu stava negoziando un accordo per estendere la partnership APL. “Stiamo combinando la forza di Oracle nell’application software con l’hardware Fujitsu che usa processori Sparc,” ha spiegato. “La nostra relazione sarà mutuamente complementare e ci aiuterà a espanderci globalmente.”

Yamamoto ha aggiunto che si aspetta di avere un contratto finale pronto entro un mese, forse due.

Non ha spiegato la forma che questo accordo avrà, ma Fujitsu è stata lasciata a reggere la borsa dei processori nel progetto giapponese del supercomputer ibrido vettoriale-scalare Keisozu del valore di $1.2 miliardi, che avrebbe dovuto sposare la conoscenza vettoriale di NEC e Hitachi con la grinta scalare di Fujitsu per creare un superserver da 10 petaflop entro il 2012, per supportare la ricerca in Giappone.

NEC e Hitachi sono fuoriuscite dal Keisoku nel maggio 2009, ed è stata una buffa coincidenza il fatto che il giorno prima che ciò accadesse, Fujitsu annunciasse dettagli sul suo futuro processore a 8 core Sparc64-VIIIfx, che adesso sarà l’unico motore nella macchina Keisoku. Lo scorso novembre, il governo giapponese ha dovuto tagliare il budget annuale del progetto di $300 milioni per il 2010 a causa di problemi fiscali nel paese, ma a dicembre, a seguito di quella che presumiamo essere stata una abile lotta politica a favore di Fujitsu, il governo ha ripristinato il budget Keikosu, salvando quindi il processore Sparc64-VIIIfx dall’oblio.

Adesso, Oracle e i suoi clienti commerciali Sparc-Solaris (come anche quelli di Fujitsu), possono trarre beneficio dalla prospettiva futura offerta dal governo giapponese, così come gli shop Power-AIX di IBM beneficiano di tutto il denaro che i governi del mondo (principalmente negli Stati Uniti e in Europa) versano per Power box paralleli.

Il fatto è che Sun e Fujitsu hanno avuto bisogno l’una dell’altra fin dai tardi anni ’90, ed entrambe le compagnie sono state troppo orgogliose e testarde per ammetterlo. Se avessero fatto il giusto sviluppo congiunto su Sparc nel decennio passato, Sun potrebbe essere ancora adesso una compagnia autonoma. Ugualmente, Sun avrebbe potuto seguire la strada di ICL, Ross Technology e Amdahl e venire assorbita da Fujitsu. C’erano numerosi percorsi possibili per Sun.

Articolo originale su The Register UK

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