Rilasciato Mac OS X Lion 10.7
Un paio di settimane fa Apple ha rilasciato ufficialmente la nuova versione del suo sistema operativo desktop basato su UNIX, Mac OS X “Lion”.
Le novità introdotte con questa versione tendono ad essere principalmente funzionali ed estetiche, piuttosto che tecniche. L’intenzione di fondo sembra essere quella di rendere l’interfaccia e le modalità d’uso del sistema desktop più simili a quelle delle piattaforme smartphone (iPhone) e tablet (iPad).
E’ stata quindi introdotta la possibilità di aprire le applicazioni a schermo intero. Fino ad adesso infatti su OS X non era possibile espandere le finestre in modo che occupassero l’intera area visibile dello schermo, ma si poteva solo trascinare il bordo della finestra fino a una dimensione massima che lasciava comunque visibile la dock. Adesso invece è presente un pulsante sul bordo della finestra delle applicazioni abilitate al full screen, il quale effettua lo switch tra modalità a schermo intero e modalità finestra.
Sono stati introdotti Mission Control e Launchpad, entrambi dedicati alla gestione delle applicazioni. Il primo può essere richiamato in qualsiasi momento tramite una gesture sul trackpad e permette di tenere sotto controllo tutte le applicazioni attive in quel determinato momento. Launchpad invece si occupa di rendere facilmente accessibili le applicazioni che non si trovano nella dock, creando un pannello riassuntivo simile a quello di iOS su dispositivi mobili. Finora soltato le applicazioni dotate di icona nella dock erano facilmente accessibili, mentre tutte le altre erano relegate nei meandri del menu Applicazioni. Il comportamento del trackpad tramite gesture multitouch consente di ricalcare quello di iOS su apparati mobili, trascinando e sovrapponendo le icone per creare gruppi e cartelle.
Diverse applicazioni di sistema sono state aggiornate, soprattutto quella dedicata alla Mail, che ha inglobato molte funzioni caratteristiche mutuate da Gmail, come ad esempio la funzione Preferiti e l’anteprima di due righe in inbox.
A un livello più basso del sistema, è stata portata da iOS la funzione Resume e AutoSave, la quale fa si che le applicazioni aperte salvino di continuo i contenuti e le impostazioni, senza più bisogno che l’utente dia esplicitamente un comando di salvataggio, e che in caso di crash sia teoricamente possibile riaprire l’applicazione ritrovandola nello stato in cui era prima del blocco.
La novità più evidente sempre in ambito usabilità è costituita dalle gesture Multitouch, le quali simulano le funzioni ottenibili con il touchscreen di uno smartphone o di un tablet. Con lo spostamento di cinque, tre, oppure due dita in contemporanea sul trackpad è possibile comandare l’apertura di Launchpad e Mission Control, il passaggio tra più applicazioni full-screen aperte contemporaneamente, e lo zoom su parti di schermo.
E’ stato introdotto AirDrop, per lo scambio rapido di file tra due sistemi Mac vicini tra loro in ambito wireless, e sono state introdotte alcune modifiche ad altri aspetti minori (scrolling, autocorrezione del testo, ecc.).
OS X Lion è reso disponibile agli utenti Mac tramite download dal market online di Apple.
Rilasciato NexentaStor 3.1.0
Oggi è stata rilasciata la release 3.1.0 di NexentaStor, una soluzione storage enterprise costruita sulla piattaforma Nexenta Core, basata su OpenSolaris.
Al termine di un ciclo di rilascio lungo e arduo, questa versione include una quantità di features chiave, inclusi alcuni miglioramenti significativi su performance e gestibilità. I maggiori incrementi nelle prestazioni sono riscontrabili nell’utilizzo di SCSI target mode, se paragonate alle precedenti versioni di NexentaStor, e in particolare nell’uso come datastore per VMware. E’ stato anche risolto un annoso problema relativo ai timeout iSCSI. La versione di ZFS inclusa è la 28.
A breve è previsto anche l’aggiornamento alla 3.1 della distribuzione Nexenta Core di base. Nexenta Core è costituita da una distribuzione Debian che utilizza OpenSolaris come kernel di sistema operativo.
L’uso di NexentaStor è soggetto all’acquisto di una licenza commerciale, ed disponibile in trial a questo url.
Rilasciato FreeBSD 7.4RC2
E’ stata annunciata la release 7.4RC2 di FreeBSD. Nonostante la versione principale del sistema sia al momento la 8.2, il ramo 7.x continua ad essere aggiornato in parallelo con novità e bugfix.
E’ previsto il rilascio di una terza release candidate entro circa una settimana da adesso, sia per il ramo 8.x prima della 8.2 finale che per il ramo 7.x, in modo da avere il tempo di fixare una serie di bug di importanza critica.
Da notare che la build i386 di questa RC2 risulta essere mancante di una serie di pacchetti che non erano disponibili al momento della compilazione, ma che lo saranno quando verrà rilasciata la versione finale. In generale per questa RC sono presenti solo le build per amd64, i386, pc98 e sparc64.
I link per il download: FreeBSD-7.4-RC2-i386-dvd1.iso (1,145MB, SHA256), FreeBSD-7.4-RC2-amd64-dvd1.iso.gz (2,029MB, SHA256).
Virtualizzazione nella PA
Mi permetto un articolo su un argomento di interesse “personale“, anche se comunque legato al mondo Unix e Linux in particolare, ossia la presentazione ufficiale del progetto “Virtualizza ME“, avvenuta lo scorso venerdì 18 febbraio presso il Comune di Messina.
Si tratta di un progetto al momento unico in Italia, che ho seguito in prima persona per conto dell’azienda in cui lavoro, e che mira alla trasformazione dell’infrastruttura tradizionale del Comune di Messina, costituita da alcune centinaia di pc installati con Windows e i suoi vari applicativi locali, in un sistema centralizzato in cui il desktop dei singoli utenti gira come macchina virtuale all’interno di alcuni potenti server e viene reso disponibile agli utenti per tramite di client grafici che richiedono pochissime risorse e possono essere eseguiti sia sui precedenti pc opportunamente riconfigurati che su thinclient a basso costo.
Ne parlo in questa sede perchè ovviamente tutta l’infrastruttura si basa su Unix e in particolare su Linux, ed è questo a rendere unico il progetto. Sia i server centrali che la macchina virtuale desktop che i client finali utilizzano Linux, in particolare Ubuntu Server, Ubuntu Desktop 10.04 e Ubuntu LTSP – cosa che non mi rende particolarmente felice, data la mia avversione personale per Ubuntu, ma in ogni caso è pur sempre Linux.
L’infrastruttura hardware è costituita da un sistema IBM BladeCenter E dotato di 3 lame HS22, ciascuna con 2 processori Xeon X5650 2.66Ghz a sei core, 28Gb 32Gb di Ram. Lo spazio disco è fornito da uno storage IBM DS3400, doppio controller RAID5 con 12 dischi SAS da 450Gb per un totale di 3,5 Terabytes e collegato in fiber channel allo chassis. Sulle tre lame è installata Ubuntu Server, e gli host condividono tra loro lo spazio dello storage grazie al file system OCFS2, che consente il montaggio contemporaneo di una stessa partizione tra più macchine, gestendo il locking dei file in modo che non si realizzino conflitti di accesso.
Un altro elemento particolarmente innovativo in questo progetto è l’uso del sistema Ubuntu LTSP in Etherboot per i pc tradizionali. Molti progetti di Desktop Virtualization partono dall’idea che tutti i pc preesistenti vengano buttati via e siano sostituiti da thinclient. Questo rappresenta uno spreco di hardware immenso, genera problemi di smaltimento rifiuti e richiede investimenti per l’acquisto dei nuovi apparati. Noi invece abbiamo preferito trovare un metodo per riciclare l’hardware precedente, che sebbene sia lento e obsoleto per l’utilizzo di Windows è invece più che adeguato a fungere da client di un sistema VDI. E’ stata quindi realizzata una infrastruttura di Etherboot, ossia di avvio delle macchine tramite rete, senza l’utilizzo dei dischi fissi interni, che possono anche essere rimossi dalle macchine. Un servizio centrale di DHCP all’accensione di ciascuna macchina assegna automaticamente un indirizzo di rete e trasmette il sistema operativo, un Linux ridotto ai minimi termini contenente il client di collegamento al VDI. In questo modo il Comune non è obbligato a sbarazzarsi di tutti i pc precedenti ma li può riutilizzare fino alla loro “morte naturale“, e preoccuparsi solo allora di sostituirli con dei thinclient. Inoltre anche in questo caso non è possibile alcun danneggiamento o modifica da parte dell’utente finale, in quanto il tutto risiede su un server e viene trasmesso al pc al momento dell’avvio, ogni volta nel medesimo stato in cui l’amministratore del sistema lo ha preconfigurato.
Le ragioni d’essere di un progetto del genere sono essenzialmente due:
- eliminare la necessità di continui acquisti di nuovi pc da fornire agli utenti finali, causati dall’aumento di risorse richieste dai sistemi operativi locali e dalla naturale obsolescenza dei sistemi.
- ridurre le attività di manutenzione delle singole postazioni da parte del personale
Con il desktop virtualizzato, l’unico hardware da manutenere e potenziare è quello dei server centrali, mentre invece le postazioni utente devono essere semplicemente in grado di poter visualizzare il desktop. Anche dal punto di vista della manutenzione, tutte le operazioni di aggiornamento e installazione software, nonchè di gestione e salvataggio dati personali, avvengono sui server centrali. Gli unici eventi che possono accadere a livello di postazione personale sono quelli relativi ai guasti hardware, che si risolvono con la semplice sostituzione del terminale, che non ha nessun effetto sulle personalizzazioni dell’utente.
In questo modo abbiamo dimostrato che un sapiente uso delle tecnologie opensource a basso costo e delle filosofie Linux e UNIX può realizzare progetti di impatto sull’efficienza e sulla riduzione dei costi, applicabili sia in ambito privato che pubblico.

