Ancora sui 40 anni di UNIX

Riporto un articolo comparso su un sito IBM, in occasione del 40ennale di UNIX, e relativo a un breve riassunto di storia di UNIX, incrociato con la storia e i successi commerciali di AIX. Non aggiunge nulla di particolare alle nozioni storiche già presenti qui su UnixPortal, ma riesce a dare una spiegazione su come mai nonostante tutto AIX sia ancora vivo e sviluppato da IBM, dato che rappresenta comunque un settore redditizio e stabile sul mercato mondiale.

Questo l’articolo

IBM POWER7 è fra noi

ibm-power-7_cAgli inizi di febbraio IBM ha annunciato l’uscita ufficiale del nuovo processore POWER7!

Ne avevamo parlato in precedenza come di una uscita imminente, e adesso sono ufficialmente disponibili sul mercato le nuove macchine basate su questo processore innovativo. C’e’ molta insistenza da parte dei responsabili sul fatto che non si tratta semplicemente dell’uscita di un nuovo chipset, ma piuttosto di una nuova famiglia di server IBM progettati per un mondo dove ormai tutto, dai jet di linea ai tostapane, è computerizzato e online sulla rete.

Rodney Adkin, senior VP per il gruppo Systems and Technology di IBM, ha dichiarato che “il computing sta diventando sempre più pervasivo, ed entro il prossimo anno ci sarà sul pianeta oltre un triliardo di oggetti connessi alla rete. Le istituzioni finanziarie, gli organismi di assistenza sanitaria, e le altre organizzazioni dovranno gestire e rendere fruibili le informazioni provenienti da questa ondata e avranno bisogno di nuovi tipi di prestazioni da parte dell’hardware per riuscirci.”

Per questo IBM ha rilasciato i sistemi Power 780, Power 770 e Power 775, orientati al mondo enterprise, e il Power 750 Express, rivolto ai clienti mid-market che non necessitano della potenza e capacità dei sistemi superiori.

Sono tutti basati sul processore Power 7, le cui specifiche estese potrebbero riempire una rubrica telefonica. Il succo comunque è che i chip Power 7 possono eseguire 32 task contemporanei grazie a una architettura a 8 core e quattro core virtuali, o threads, per core. Si tratta di quattro volte il numero di core massimo presente nei sistemi Power 6 e otto volte il numero di threads.

Il Power 7 inoltre offre la modalità TurboCore per ambienti ad uso transazionale intenso e database (ad esempio Wall Street). Il TurboCore sposta al volo le risorse dai core non attivi a quelli attivi per accrescere memoria, banda e velocità di clock. La tecnologia “Intelligent Threads” inoltre consente l’allocazione dinamica delle risorse in base al carico di lavoro, mentre la Memory Expansion usa una tecnologia di compressione per raddoppiare virtualmente la quantità di memoria fisica disponibile per un’applicazione.

Ross Mauri, general manager di IBM per i sistemi Power, riferendosi alla concorrenza, dichiara che l’hardware Sun sotto la gestione Oracle non sarà più competitivo di quanto lo era in precedenza, e che non esiste paragone rispetto al Power 7 quando si parla di far girare sistemi ERP e altro software di tipo business.

L’enfasi posta da IBM sulla propria capacità di offrire sistemi bundled non è una sorpresa, dato che i suoi rivali si sono spostati sulla stessa lunghezza d’onda.

HP ha rivelato il mese scorso un’alleanza con Microsoft sotto la quale le compagnie spenderanno $250 milioni nei prossimi tre anni per potenziare i sistemi HP Proliant e l’altro hardware per raggiungere le massime prestazioni con SQL Server, Hyper-V e altri prodotti da Redmond.

Oracle nel frattempo ha promesso che offrirà uno stack “end-to-end” di applicativi, database e hardware strettamente interconnessi, ora che la sua acquisizione di Sun per $7.4 miliardi è nei libri contabili.

Articolo originale su InformationWeel

IBM alza i veli sul Power7

ibm_power-familyIBM ha diffuso in questi giorni diverse informazioni in anteprima sulla sua nuova architettura di processori Risc Power7, attesa per la prima metà dell’anno prossimo.

Normalmente il lancio di una nuova generazione di processori server porta con se talmente tante modifiche alla piattaforma e ai chipset e componenti di sistema associati da richiedere che sia il processore che il chipset cambino. Questo non sarà il caso del Power7, dichiara IBM.

Al momento Big Blue  non ha fretta di introdurre il nuovo chip e i nuovi sistemi che lo montano.  Non quando così tanti altri prodotti sono in ritardo. Gli Itanium quad-core “Tukwila” di Intel sono stati rinviati fino a primo quarto del 2010 e probabilmente non appariranno all’interno dei sistemi prima della metà del 2010. E i processori di classe Xeon a otto core “Nahlem EX“, spesso chiamati anche “Beckton”, non saranno pronti fino alla fine di quest’anno e non vedranno la luce all’interno dei sistema prima del primo quarto del 2010.

AMD prevede di avere i propri processori Opteron “Magny-Cours” 12-core e il relativo chipset G34 pronti per il primo quarto del prossimo anno, ma non è ancora chiaro chi baserà su di essi i propri sistemi. E il destino del chip UltraSparc-RK “Rock” 16-core era già incerto prima ancora che Sun Microsystems venisse mangiata da Oracle, con un pettegolezzo di metà  giugno che diceva che Sun aveva già ucciso il chip Rock.  Fujitsu potrebbe avere in programma qualche incremento di potenza per il suo quad-core Sparc64-VII, che viene venduto nei sistemi Solaris da Sun e Fujitsu, ma non prevede di avere il proprio 8-core “Venus” Sparc64-VII sul campo prima del 2010 o 2011.

Per questo IBM non sente la presssione dai suoi competitors nel campo dei server midrange e high-end. Ma i clienti di sistemi Power, avendo visto così tanti chip sul mercato rimandati nell’ultimo anno o più, sono in cerca di conferme che il chip Power7 sia in pista.

Inoltre desiderano sapere se il Power7 sarà disponibile a loro  tramite un upgrade o se dovranno effettuare un cambio di macchine per ottenere i nuovi sistemi. In questo ambiente di mercato, se i clienti Power non sono sicuri di quando il nuovo oggetto sarà disponibile, quale tipo di prestazioni offrirà, e quale percorso di upgrade sarà predisposto, non saranno inclini a spendere adesso. Dato che una nuova generazione di chip e server quasi sempre significa una variazione di prezzi, è più intelligente aspettare.

Ma IBM non vuole che i clienti aspettino. Vuole che i negozi acquistino i sistemi Power6 e Power6+ oggi, per realizzare i propri numeri in questo e nel prossimo quarto. Quindi Scott Handy, vice presidente al marketing e strategie per la divisione Power Systems, ha dichiarato che i clienti che acquisteranno macchine Power 570 (che hanno fino a 16 core Power6 o 32 core Power6+) e macchine Power 595 (fino a 64 core Power6) potranno upgradare a Power7 in modo da preservare i serial number delle proprie box.

Questo tipo di percorso di upgrade è importante perchè le regole di accounting richiedono che un aggiornamento che preserva i serial number, e quindi non assoggetta la box a  un immediato deprezzamento, mantiene una larga parte della box originale come parte dell’aggiornamento. Secondo Handy, la macchina Power 595, che è una grande box SMP con coerenza di caching in stile NUMA, sarà aggiornabile estraendo le motherboard dei processori (che IBM chiama books) con chip Power6 e inserendo quelle con Power7.

Il Power 570 ha un’architettura leggermente differente, con le processor card inserite in uno chassis e diversi chassis collegati insieme in un chipset di tipo NUMA che presenta l’immagine di un sistema unico, ma Handy ha dichiarato che la modalità con cui IBM aggiornerà i Power 570 da Power6 e Power6+ a Power7 consentirà di mantenere in maniera legalmente valida i seriali.

Ciò significa che i clienti che comprano Power 570 e 595 oggi sanno che non dovranno gettare queste box interamente se avranno l’esigenza di passare a macchine Power7 il prossimo anno o il successivo. La garanzia di un percorso di aggiornamento significa anche che i clienti faranno bene a farsi un’idea di quello che sarà il prezzo dei sistemi Power7 e assicurarsi di ottenere buoni sconti sui sistemi Power attuali, dato che IBM di certo non darà via gratuitamente gli aggiornamenti ai sistemi Power7.

Dal punto di vista tecnico, gli upgrade consentiranno un bel trucchetto, ossia quello di sfruttare l’opzione di Live Partition Mobility del PowerVM hypervisor, che partiziona logicamente le macchine Power System, di modo che i clienti dotati di due server fisici possono togliere il carico di lavoro da uno dei due server, aggiornarlo a Power7, e poi riportare il carico sulla macchina per procedere ad aggiornare l’altra, il tutto senza spegnimento dei carichi attivi. I clienti dotati di una sola macchina possono procedere all’aggiornamento come parte del loro downtime pianificato (oppure noleggiare una seconda macchina da IBM o da un rivenditore soltanto per effettuare il gioco dell’aggiornamento).

Riguardo ai prezzi, nel 2006 con l’uscita del Power5+ che deluse per la mancanza di sostanziali incrementi di prestazioni e il ritardo dell’uscita dei Power6 attesi per la primavera 2006 e arrivati nel 2007, IBM offrì percorsi di upgrade che consentivano il mantenimento dei serial number, e il concomitante calo del 9% della vendita di sistemi Unix costrinse Big Blue a tagliare i prezzi sui sistemi 590 e 595.

Attualmente IBM non ha tagliato i prezzi dei sistemi Power6 e Power+, ma se le vendite degli upgrade non saranno soddisfacenti, potrebbe essere la prossima mossa.

Oltre che parlare dei percorsi di upgrade garantiti, Handy ha anche fornito maggiori dettagli sul futuro chip Power7, che sarà implementato in un processo a 45 nanometri e che sarà prodotto negli stabilimenti di East Fishkill, New York. Già nel Dicembre 2008 era stato confermato che il Power7 avrebbe avuto otto core.

Secondo Handy, IBM prevede di offrire i chip Power7 con quattro, sei o otto core quando inizierà a consegnare i sistemi nella prima metà del 2010. Non ha voluto essere più preciso riguardo il calendario del lancio, eccetto che vi sarà un annuncio sfalsato come fu nel caso delle uscite dei Power5 e Power6, iniziando su poche macchine ed eventualmente espandendo la linea.

I chip Power7 avranno una varietà di velocità di clock, alcune progettate per ottenere la massimizzazione delle prestazioni per core e altre progettate per offrire le massime performance per watt. Le voci di corridoio dell’anno scorso dicevano che le velocità sarebbero variate tra i 3 e i 4Ghz, ma IBM non lo ha confermato (nemmeno adesso). Handy ha anche aggiunto che il Power7 supporterà fino a quattro thread per core, rispetto ai due thread delle due generazioni precedenti.

Ciò che IBM dice è che a seconda del chip, le varianti di Power7 offriranno da due a tre volte le prestazioni per watt di un chip Power6 a parità di wattaggio. Nel salto da Power5 a Power6 (che è stato un salto a due passi considerando il Power5+), IBM offrì oomph doppio rimanendo nello stesso consumo energetico. Il passaggio da Power5+ a Power6 aggiunse circa il 50% di incremento oomph, e il passaggio da Power6 a Power6+ ha inciso per un altro 15%.

Evidentemente i chip con il + non portano bene a IBM, dato che anche il Power4+ non fu qualcosa di cui scrivere molto. Comunque, assunto che il consumo energetico delle macchine Power7 rimanga più o meno lo stesso, ciò significa che i clienti possono attendersi prestazioni due o tre volte superiori.

IBM ha anche confermato che il Power7 supporterà la memoria DDR3; i server Power6 e Power6+ usano memoria DDR2, e i Power5/Power5+ usano memoria DDR1. Attualmente vengono usati link InfiniBand DDR tra i chip processori Power6 e Power6+ verso cassetti remote I/O (che vengono chiamati 12X I/O), e non è ancora chiaro se IBM li spingerà fino al quad data rate InfiniBand sulle macchine Power7 iniziali.

I clienti che usano i vecchi cassetti Remote I/O e i loro High Speed Links (nome buffo di IBM per i link di periferica Fibre Channel verso cages esterne) dovranno aggiornare al 12X I/O prima di poter passare a Power7, dato che il Remote I/O non sarà supportato sui sistemi Power7 come lo era sui Power6/6+.

Sul fronte del logical partitioning, le nuove macchine supporteranno fino a 1000 partizioni per sistema, a fronte dell’attuale massimo di 254 partizioni su P5 e P6. E’ stato detto in passato che i chip P6 e P6+ potrebbero teoricamente già supportare 1000 partizioni, ma IBM per ragioni sconosciute non ha attivato questa capacità latente. Presumibilmente il chip P7 supporta fino a 4000 partizioni su sistemi che usano chip a otto core; IBM non l’ha detto.

Handy ha dichiarato che la variante Unix AIX 6.1, così come il sistema operativo proprietario i 6.1, saranno patchati per poter girare sui chip Power7 e fare uso delle loro features. Durante il 2010, verranno introdotti AIX 7 e i 7, non soltanto con pieno supporto al Power7, ma presumibilmente con altre caratteristiche.

IBM prevede di parlare ancora del Power7 e del design dei server all’Hot Chip Conference tenuta dall’IEEE presso l’Università di Stanford alla fine di agosto.

Articolo originale su The Register

IBM compra Sun?

La notizia bomba di questi giorni ormai è risaputa: sembra che IBM stia trattando per l’acquisizione di Sun Microsystems, alla modica cifra di 6.5 milioni di dollari circa.

IBM non smentisce, e la cosa è riportata persino dal Wall Street Journal, per cui non la si può definire un semplice pettegolezzo.

Sembra che per IBM questo sia un periodo tutto sommato positivo, dovuto anche a una certa vicinanza e simpatia per il presidente USA Barack Obama, e a un bilancio con buone liquidità, che consentirebbe di far fronte all’operazione.

Ci sono già stati svariati pareri ed opinioni entusiastiche, dato che entrambe le aziende sono sostenitrici dell’Open Source e di Linux, e l’ingresso di Java nell’orbita di Big Blue lo promuoverebbe di fatto a linguaggio standard mondiale per una quantità di anni a venire.

Gli analisti sostengono che l’operazione aiuterebbe IBM a contrastare Cisco nel mercato dei server, ma onestamente a noi non risulta che Cisco produca server, piuttosto semplicemente apparati e infrastrutture di rete.

Inoltre la fusione significherebbe quasi sicuramente la morte di uno dei due Unix prodotti dalle due case madri, Solaris e AIX. Viste le evoluzioni degli ultimi mesi, e l’atavica discriminazione di cui AIX è sempre stato immeritata vittima nel mondo Unix, è pressochè certo che sarebbe Solaris a rimanere, e la cosa non può che rattristarci, dato che amiamo tutte le varianti Unix come delle figlie, e vorremmo vederle vivere tutte per sempre!

Staremo a vedere come si evolvono gli eventi…

X-Force 2008 Trends Report

E’ uscito in questi giorni il report del team X-Force della IBM, il quale analizza l’andamento delle vulnerabilità, dei bug e dei rischi di sicurezza riscontrati nei vari sistemi operativi nel corso dell’anno passato.

Il report considera anche l’impatto economico delle varie criticità, e tiene in considerazione vari tipi di applicativi considerati mission-critical, come le applicazioni web e i vari browser.

A pagina 40 del report viene stilata una classifica dei sistemi operativi rispetto alle vulnerabilità riscontrate, e secondo gli esperti IBM i sistemi a maggior rischio in assoluto durante il 2008 sono stati quelli basati su Mac OS X in versione server e workstation, con il 14.3%, seguiti dal kernel Linux con il 10.9%. Le varie versioni di Windows si attestano ciascuna intorno al 5% circa, mentre AIX figura tra i sistemi più sicuri con un’incidenza di rischio del solo 3.7%.

Vari blog tecnici hanno riportato la notizia, ma parecchi obiettano sul fatto che un team finanziato da IBM se ne venga fuori con l’affermazione che un sistema operativo marchiato IBM sia il più sicuro sul mercato. Si obietta poi che non sono ben chiariti alcuni dei criteri di valutazione delle vulnerabilità, senza contare il fatto che parte della maggiore invulnerabilità di AIX è senz’altro dovuta alla sua largamente minor diffusione rispetto agli altri sistemi e conseguentemente al minore interesse ad attaccarlo.

Risulta poi poco credibile un risultato in cui i sistemi Windows appaiono vulnerabili meno della metà dei sistemi Mac e Linux, quando è sotto gli occhi di tutti che la marea di worm, malware e virus che si diffondono quotidianamente e che sfruttano l’infinità di bug e security risks giornalmente riscontrati in tutti i sistemi della famiglia Windows rendono questi sistemi i più rischiosi e vulnerabili in assoluto.

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