IBM porta il Trusted Computing su Linux

IBM Research ha preparato il prototipo di una soluzione di sicurezza che usa il famigerato modulo Trusted Computing, che consente agli utenti di validare l’identità e l’integrità di tutto il software eseguito su un client o un server remoto. Questo approccio utilizza una combinazione di architetture software e hardware definito dallo standard industriale creato dal Trusted Computing Group (TCG).

L’architettura comprende il chip di “Trusted Computing Module” che si occupa dell’archiviazione hardware delle chiavi private, rendendo impossibile agli hacker la modifica del sistema. Qualsiasi tentativo di alterare il sistema ne modificherebbe il codice, il che verrebbe facilmente individuato. Aggiungendo questa feature a Linux, il team di ricerca ha eseguito con successo controlli di sicurezza che vanno ben oltre i controlli dei primi pochi passi di avvio del sistema, come previsto dal TCG. La nuova soluzione valida il kernel del sistema e tutti gli applicativi software eseguiti sul computer.

IBM prevede di rendere open source questa soluzione di sicurezza basata su Linux per incoraggiarne l’adozione da parte di molti produttori di computer, rendendo questo alto livello di integrità di sistema un fondamento comune.

Il resto dell’articolo originale si dilunga a descrivere le splendide features e le meraviglie offerte da questo nuovo sistema, ma noi ci uniamo a tutti coloro che deprecano il Trusted Computing, lo considerano una orribile minaccia alla libertà degli utenti di utilizzare il proprio computer nella più totale autonomia, e ne auspicano il fallimento. A tal fine consigliamo a tutti di visitare il sito no1984.org per maggiori informazioni e per aderire alle iniziative di lotta e boicottaggio di Trusted Computing e DRM.

Fonte parziale: www.linuxelectrons.com

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